Carmine Pascià (che nacque buttero e morì beduino)

Carmine Pascià (che nacque buttero e morì beduino)

di Gian Antonio Stella

Estate 1917. La Libia è una colonia italiana in perenne rivolta.

Nella notte fonda di Bengasi, un soldato si allontana ubriaco fradicio dall'accampamento. È un piccoletto rissoso, confinato in un capanno a smaltire la sbornia. Si chiama Carmine Jorio e il caldo del deserto lo opprime. Una spallata alla porta ed è a spasso sotto le stelle. L'uomo non sa che quella passeggiata da sbronzo sarà l'inizio di un'avventura. L'indomani si risveglia legato a un cammello, prigioniero dei ribelli. Lo portano al patibolo, ma Carmine ha fortuna. Gli viene offerta una possibilità: sopravviverà solo se lotterà al loro fianco. Da questo momento tutto cambia. Cambia la bandiera per cui combattere e quella contro cui sparare, cambia la lingua che parla e cambia persino il suo nome.