La pesante valigia di Benavides

La pesante valigia di Benavides

di Samanta Schweblin

Un padre alle prese con una figlia adolescente che si nutre di uccellini vivi; un uomo che trascina il cadavere della moglie in una valigia di cuoio e che, suo malgrado, diventa un artista alla moda; donne in abito da sposa che attendono sul ciglio di una strada: sono questi alcuni dei personaggi che animano i racconti di Samanta Schweblin.

Sullo sfondo, una realtà fatta di dettagli palpabili, incrinata da gesti dai toni surreali e spiazzanti: perché dietro alle articolazioni del quotidiano si cela un alone oscuro, un ghigno che ammicca all'assurdità di ogni atto. Il filo rosso che lega una storia all'altra, ogni trama a quella successiva, è la complessità dei rapporti umani, la tragedia - o la tragicommedia - che scaturisce da una mancanza di comunicazione. In queste pagine, ogni cosa rimanda ad altro: alla rappresentazione di un'umanità alle prese con un equilibrio precario, a quella fragile impalcatura sulla quale poggiano le nostre vite e che un alito di vento, un fremito del cuore, possono far rovinare a terra in un istante. La scrittura di Samanta Schweblin è precisa, affilata. "Sotto la limpidezza del suo linguaggio e la semplicità degli aneddoti narrati si intravede sempre una realtà complessa, sottile, drammatica, fatta di esperienze che spesso rivelano le manifestazioni più crudeli dell'essere umano", ha scritto a tal proposito Mario Vargas Llosa, consacrandola come una delle migliori voci della sua generazione.